POWER OF THE DRAGONFLAME

Rhapsody

 

Esce dopo due anni da Dawn of Victory, e da quattro dal mitico Symphony of the Enchanted Land il quarto album dei Rhapsody, probabilmente i più significativi esponenti dell’EpicRock del panorama italiano.

10 brani alla maniera del Rhapsody, nulla di inaspettato per chi conosce già le loro sonorità, ma comunque una grande emozione: non tradiscono con le loro lunghe cavalcate a metà tra epos e rock, anche se stavolta, sembrano passati dalla parte dei “cattivi”. Symphony of the Enchanted Land, la loro prima opera veramente conosciuta, un concept album, terminava con l’auspicio del re di una terra finalmente pacificata, “Go, mighty warrior... The kings of enchanted lands are awaiting your/victory! Ride on the wings of wisdom, ride beyond the middle valleys to/defeat the master of chaos in the name of cosmic justice. Peace and love/forever!”;in questa prova, invece, Luca Turilli, autore e interprete della maggior parte dei pezzi, veste i panni di un malvagio cavaliere del nord che “into the ray of the sun/ march our hero hunting the darklord/ reborn from the blood of his god.../ his god... the warmaster kron”. (The march of the swordmaster)

Le atmosfere gotiche continuano attraverso le invocazioni ai regni ultraterreni “Inferno apri rubami l'anima/voglio sfidare l'oscuro demone/ Tutto e' in me, cielo e oceani/fratelli Gargoyles, volate qui da me” (When Demons awake) e gli omaggi ai fratelli Gargoyles, “angeli di pietra mistica”. (Gargoyles, Angels of Darkness).

Stupiti di trovare versi in italiano? Bè, non è tutto, dato che il titolo del primo brano è In tenebris… Bisogna ammettere che non è poi così comune trovare album rock nei quali si mischiano armoniosamente l’inglese di rito, l’italiano, che prende possesso della struggente Lamento eroico e il latino, che addirittura apre l’album, così come diventava una sorta di manifesto programmatico di Symphony of the Enchanted Land: Quae mala venientia metuuntur eadem afficiunt aegritudine in stantia, quei pericoli in arrivo che temiamo ci opprimono nel futuro, più o meno.

Le tonalità di Power of the Dragonflame, si muovono, come al solito, tra movimenti maestosi e coinvolgenti dell’inizio, accompagnano la riflessione dell’eroe nella parte centrale, esplodono nel finale che riprende i temi iniziali (una specie di Ringkomposition) e conducono allo scontro finale contro le forze del male che vengono nuovamente ricacciate nell’inferno, liberando l’anima del nobile cavaliere.

I Rhapsody conducono l’ascoltatore attraverso il loro mondo fatto di maestri di spade, demoni, dei, eroi, terre dai nomi fantastici, ricreando un universo mitico e fiabesco, rielaborando una versione postmoderna di un medioevo fantastico, un po’ alla Nibelungenlied un po’ alla Tolkien, un posto immaginario in cui sentirsi speciali, cavalieri ed eroine pronti a sfoderare la spada per difendere gli di giustizia universale: e se possono sembrare un po’ “fuori”, chiedete a quelli che la domenica si vestono davvero in questo modo, si costruiscono armi, studiano le regole dei combattimenti medievali e giocano tutti insieme nei boschetti intorno alle grandi città, io l’ho fatto e mi sono sentita Camilla, per un giorno.

Un merito particolare va all’autore delle copertine, sempre affascinanti, con i suoi draghi urlanti e le sue creature irsute e corazzate che sembrano provenire direttamente da “Magic – L’Adunanza”, se non vogliamo dire dal visionario universo iconografico di Bruegel.

Insomma un album particolare, non solo per appassionati, ma sconsigliato ai “cuori melensi” del “pop(pettino) orecchiabile e strappalacrime”…

 

(Pubblicato sul sito www.rivistaorizzonti.net)

 

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