Fabio BURRAFATO - Una finestra sul cuore

 

Diceva Pasolini in uno dei suoi Scritti Corsari, che, di fronte al popolo del ’68, erano i poliziotti i veri deboli, coloro che erano costretti a combattere per la propria normalità, erano loro i rivoluzionari.

Certamente, perché quando la rivoluzione diventa omologazione, quando la pars destruens diventa mezzo e scopo , allora lottare per il sacrosanto diritto alla propria identità, che comprenda valori che ci appartengano o che sentiamo come propri, diventa rivoluzione.

Fabio Burrafato nella sua raccolta Una Finestra sul Cuore traccia in qualche modo un confine tra sé e il mondo, senza rinnegarlo, senza desiderio di cambiarlo, semplicemente sottolineando la propria non concordia con esso, non accettando di lasciarsi fagocitare da una società in corsa, ma pretendendo di ritagliarsi uno spazio individuale di intimità.

E questo spazio è fatto d’amore,un amore che si declina in tutti i modi e a tutti i destinatari, un amore fatto di mille forme.

Con il sui libro, Fabio Burrafato apre davvero una finestra sul proprio cuore, senza vergognarsi delle proprie paure e delle proprie debolezze.

D’altronde, come scrive Burrafato, siamo soltanto marinaiche navigano nel mare della vita, sempre preparati e mai pronti.

E in questo mare Kantianamente si possono ritrovare due punti fermi, il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi.

L’amore dell’uomo e la grazia di Dio.

Per quanto piccola e inutile possa infatti essere l’esistenza umana, essa riacquista un valore attraverso il suo essere mezzo di felicità nell’unione simpatetica con gli altri, in particolare con l’amata.

L’amore diviene così passaporto per l’eterno, strumento per l’esaltazione di quel frammento di divino che è la nostra anima.

E poco importa se non si vede e non si tocca: l’esperienza sensibile può essere mendace ed è il nostro sentire che deve condurci verso l’infinito, verso la verità.

La verità è dunque lì, tra le braccia dell’eternità, in quella goccia d’amore che ci vivifica e in cui è possibile ritrovarsi.

Ci si ritrova come uomini e donne, ci si ritrova nell’abbraccio e nella passione, nella danza, nel Tango, che si fa metafora dello scorrere e del movimento, della pulsione che scuote e sommuove, della forma plasmata della vita.

Una poesia quella di Fabio Burrafato, leggera ma densa, che nel suo incedere talvolta narrativo, talvolta epistolare si propone come un unico canto lirico, come un inno all’amore.

 

 

 

(Proprietà letteraria Flavia Weisghizzi)

 

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