Antonella SEGANTIN - Più vicino, ancora
La poetica di Antonella Segantin si sviluppa attraverso le pagine di Più vicino, ancora come una poetica della frammentarietà.
L’autrice smembra la propria anima pezzo dopo pezzo e la dispone sul foglio bianco che si macchia di vita.
Il primo elemento che appare alla lettura è quello di un binomio fortissimo e indissolubile tra anima e corpo, tra l’aspetto più propriamente etereo e quello della carnalità, delle ossa, del sangue, della vita che viene lacerata ad ogni verso.
Antonella cerca e allontana, seduce a abbandona, si fa strada tra le pieghe del mondo, si insinua cercando una propria dimensione, una ricerca placida anche se mai doma.
Nelle sue poesie Antonella si fa acqua, si infiltra per cercare una struttura più solida dove muoversi, per scavare nella roccia della coscienza.
Nella poesia di Antonella Segantin la parola assume una valenza duplice, diviene forte e spigolosa, ma anche morbida e carezzevole: pura come un giglio, la parola torna a una valenza assoluta, viene accostata senza fronzoli e senza spiegazioni l’una all’altra: al lettore il compito di trarre le proprie conclusioni, di smembrare ancora una volta il corpus della poesia per assaporare ogni termine, ogni stilema e poi ricomporlo per avere una visione di insieme.
Ma la poesia di Antonella Segantin è anche la poesia della notte, dello spazio di buio che chiude la vista degli occhi e apre l’interiorità nascosta e celata agli sguardi, una notte insufficiente, una notte vellutata, nella quale si apre e si chiude il rapporto con il mondo.
Il rapporto cromatico con il mondo è un punto esiziale di questa raccolta poetica, un cromatismo acceso e vivido, che ha a che vedere con la luce e lo sguardo.
Così infatti come la luce illumina gli oggetti e li rende visibili, allo stesso modo il mondo si svela in una subitanea apparizione allorché Antonella vi posa il suo sguardo, illuminandolo.
E poi, vi è la vita, una vita da rincorrere e da agguantare, perché la vita scorre nello spazio del mondo e il rapporto col mondo si lascia filtrare soltanto da pochi, occasionali forellini in una armatura che protegge dalla sete e dal deserto dell’anima.
Eppure non è silenzio quello che si percepisce, ma ricerca, non è dolore ma stupore, perché in fondo al ghiaccio e sotto le sabbie vi è il segreto più grande, il premio di un lungo cercare: la verità.
(Proprietà letteraria Flavia Weisghizzi)