Francesca FIORENTINO - Tracce
Le poesie di Francesca Fiorentino nascono dal silenzio.
Come ombre, tracce appunto sulla neve, appaiono alla luce con discrezione, come segni di bianco sul bianco.
La poesia della Fiorentino è contenuta, composta, si muove su binari della misura.
Eppure, dietro questa perfezione formale, si percepisce una emotività fortissima, una grande intensità.
Tracce è fatta di suono e colori, di un ritmico incedere che ricorda il battito di un cuore placido e forte.
Le poesie che compongono questa antologia si muovono nello spazio con una andamento rapsodico, occasionale, che però, alchemicamente, si fondono a costituire un discorso unico, un ritratto multiforme e frammentato del sentire della autrice.
Francesca fiorentino si mette in gioco, e si fa compositrice, musicista e direttrice d’orchestra. In un processo induttivo che si muove dal particolare al generale, lei strappa da sè singoli frammenti, li trasfigura sulla pagina e li compone in un quadro complto.
Cubista, ovviamente, perché mette sulla pagina, contemporaneamente ogni aspetto di sé.
Cubista, ovviamente, perché non vi è il tempo a scandire il prima e il dopo, l’oggi, lo ieri o anche soltanto il durante, ma è invece un flusso statico, un espandersi stando fermi.
Questo processo provoca ovviamente una sensazione di alienazione, perché se lo spazio è legato al tempo, e al tempo è preclusa ogni possibilità di essere, allora, anche lo spazio perde di valore.
Eppure c’è uno spazio che non è solo mentale, è lo spazio percorso tra le pieghe del tempo, dell’infinito spazio che impiega un dito a toccare nel momento il cui il tempo si fa attesa.
Le poesie di Francesca Fiorentino, sono liquide, si infiltrano nell’anima come acqua, descrivono, talvolta, situazioni che si sciolgono come plastica scaldata troppo a lungo, che non ha la grazia di bruciarsi, e diventare cenere, ma solo di perdere la sua forma e tornare a rivestire le ossa come materia amorfa, inerte, francamente inutile, scarto.E l’anima si ribella a questo stato di fatto, lo spirito di Francesca non cede le armi, ma viaggia leggero, sporcandosi le mani con la realtà, e raccontandoci cosa accade dopo, quando il sangue non si lava mai del tutto, e del delitto rimangono le impronte.
Quella di Francesca Fiorentino è inoltre una poesia visuale, in cui il gioco dei colori offre un ulteriore spunto di riflessione per la loro potenza semantica, perché non c’è il rosa o l’azzurrino, ma il rosso, il nero, il bianco, colori tonici, che esplodono sulla pagina.
Potrei dire quindi del vuoto e del silenzio. Potrei parlare poi delle ritmiche dense, delle scelte stilistiche accurate, dell’arditezza degli accostamenti verbali. Dei giochi linguistici, delle assonanze e delle rime interne, ma non lo farò, per non strappare al corpo di queste poesiela sua pelle.
E perché in fondo, piuttosto che spiegare come questa poesia è fatta, credo sia meglio ascoltarla, e cercare di percepire l’urlo lacerato e silente che emerge da ogni pagina.
(Proprietà letteraria Flavia Weisghizzi)