Daniele DE LUCA - Tra il mare e il cielo

 

Quando ci si pone la domanda su cosa sia la poesia, non è mai facile rispondere. Si può dire che la poesia è quella forma espressiva che cerca di fissare sulla pagina, momenti, emozioni, percezioni uniche e irripetibili.

Ma deve essere in prosa o in versi? Deve seguire le metrica e la retorica? Bè, dipende.Forse basta scrivere un sonetto perché questo sia una poesia? Probabilmente no.Allora forse è più facile rispondere a un’altra domanda. Chi sia un poeta.Il poeta è il la parte umana della poesia, è colui che sente e vive, colui che si fa dominare da un demone più grande di lui.Perché è inutile negarlo, la poesia è un demone, e come tutti i demoni, chiede l’anima.

Il poeta allora è colui che si lascia rubare l’anima, colui che si offre a essere vuoto di sé e pieno di altro. Perché è l’altro che fa la poesia, non il poeta, il poeta semplicemente registra. È l’occhio, il sentire, che fanno il poeta e non viceversa.

Se allora mi chiedeste se Daniele è un poeta, vi direi che ha la stoffa per esserlo, il coraggio di esserlo, la capacità di guardare e di lasciarsi attraversare dalla realtà per poi fissarla sulla pagina e donarla agli altri.

Come il poeta non tiene mai nulla per sé, ma lo dona ai suoi lettori, Daniele non scriva per un mero esercizio letterario, non pretende di aggiungere nulla alla conoscenza globale: semplicemente racconta.

Racconta della sua Napoli a metà tra il mare e i monti, racconta di viaggi e di ricerche, racconta di amore, e si sa chefinchè c’è una storia da raccontare, il silenzio non potrà mai vincere.

Poeta semplice, perché non è detto che al mondo debbano esserci solo le poesie difficili, Daniele apre il suo cuore e lo fa con una estrema istintività, con una ricchezza rara, con una volontà forte.

Le sue poesie trasformano in assoluto i piccoli momenti della quotidianità: quando ci parla dell’uomo Daniele ci parla dell’uomo con la U maiuscola, quell’uomo alla continua ricerca di una dimensione, mai domo di risposte, mai sazio di cercare.

Daniele è quest’uomo, che vive tra il mare e il cielo è il luogo dove solo il poeta può vivere, una dimensione che può essere dolorosa e sofferente, dal momento che la scrittura implica il prezzo della solitudine.

Eppure Daniele non si arrende, combatte per la sua felicità, e lotta perché pur nella consapevolezza che la scrittura è un momento assolutamente personale, le occasioni di gioire, l’attimo, fugge in maniera così veloce, che non ci si può permettere di lusso di non coglierlo.

È quella di Daniele una poesia della speranza, una poesia che parla al cuore, una poesia che vede nell’amore il suo perno.

L’amore è per Daniele il centro dell’esistenza, che si declina in mille modi e in mille voci.

È l’amore per la propria città, è l’amore per la figlia, è l’amore per la donna che condivide la sua vita. L’amore è in fondo la risposta al dolore, la risposta alla vita, lo sguardo gioioso di chi sa che siamo tutti marinai e che il nostro capitano sta percorrendo una rotta sconosciuta.

Ma l’importante è forse andare, abbandonarsi all’amore vissuto e perduto, perché in fondo l’uomo non è che sabbia, un granellino che il mare dilava.

Ecco quindi che l’amore si fa più forte, si fa divino, perché la fede nell’amore è la fede nella vita, la fiducia senza remore e senza dubbi che c’è qualcosa di più grande di questa vita grama, fatta di sacrifici, speranze e continuo andare.

Daniele è un ragazzo cresciuto troppo in fretta, un ragazzo che la vita ha reso uomo prima ancora che finisse di gustare tutti i frutti della fanciullezza. E questo si percepisce dallo sguardo che talvolta Daniele getta al proprio passato, da quell’indugiare sui momento gioiosi della sua infanzia, nella memoria che si fa spazio e tempo, si fa luogo.

E poi c’è Napoli e la sua gioia, la forza vitale del suo paesaggio, della natura che diventa ala protettrice e luogo di incanti.

Io non conosco Napoli, eppure di questa città ho sempre amato in modo appassionato l’estrema creatività, la ricchezza interiore, il calore, la capacità di rimboccarsi le maniche ed andare avanti in mille difficoltà.

Questa è la Napoli che racconta Daniele, una città in cui la vita si può coglierea piene mani nelle vie, il porto che è crocevia di strade, il mare.

Nel mare, simbolo ancestrale di origine, l’uomo ritrova se stesso.

Nel mare, Daniele si sente abbracciato e protetto, il Mare è il suo sguardo e il suo orizzonte.

Ecco che quindi il cerchio si chiude, lo strappo si sana, Ulisse ritrova la sua petrosa Itaca. Daniele torna nella sua casa, e da lì, al sicuro, leva il suo canto.

Tra il cielo e il mare, tra l’uomo e dio, Daniele innalza la sua voce, una poesia che è attimo, una poesia che è bruciante sensazione, una poesia che è in fondo e prima di tutto passione.

 

 

(Proprietà letteraria Flavia Weisghizzi)

 

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