COME DIVENTARE GIORNALISTA
Incontro con Luigi Saitta
Intervistare un giornalista come Luigi Saitta è imbarazzante.
E non perché stiamo parlando di uno che a suo modo è stato ed è ancora una colonna portante del giornalismo italiano, non solo perché è uno che sa il mestiere.
Intervistare Luigi Saitta è una specie di lezione di giornalismo pratico, di quelle che raramente si hanno nelle scuole addette, è imparare sul campo.
Saitta è uno che i tempi giornalistici ce li ha nel sangue, che sa dirigere senza sufficienza, che sa guidare, suggerire, indirizzare. Trascorrere una giornata con lui vuol dire imparare molto della “vecchia scuola”, quella che badava alla sostanza più che all’apparenza, ai fatti, nudi e crudi e così sia.
È uno che ti racconta i segreti di Ken Follett mentre si beve un caffè, in compagnia del quale anche il cielo sembra un passo più vicino.
La scelta del suo nome, per chiedere lumi su come diventare giornalisti è sembrata ovvia a tutti.
Queste sono le sue risposte.
Cosa bisogna fare per diventare giornalisti?
Sembrerà banale, ma per diventare giornalisti occorre scrivere. Il vero problema è che ci sono moltissimi giovani che premono alle porte di redazioni dei giornali e delle riviste quindi riuscire ad accedere al cosiddetto praticantato diventa sempre più arduo.
Per diventare professionisti, è infatti necessario dimostrare di aver effettuato pratica giornalistica, con regolare retribuzione, per una durata minima di 18 mesi presso una testata regolarmente registrata e il cui direttore sia un giornalista.
È necessario iscriversi in un apposito registro e, al termine del periodo di praticantato, bisogna sostenere un esame che dà accesso all’albo dei professionisti.
Considerando la sempre maggiore richiesta in tal senso, negli ultimi anni, a partire dal 1990, dopo un'iniziativa pilota dell'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, ha accettato di ammettere agli esami di idoneità professionale, anche coloro che hanno frequentato scuole riconosciute dall’Ordine, parificando gli anni di studio (solitamente un biennio di perfezionamento post-universitario) al tirocinio.
Queste scuole, dal numero chiuso e dalla accurata selezione iniziale sono in tutto 15.
Qual è la differenza tra giornalista e pubblicista?
Il giornalista è un professionista, una persona che, dopo aver ottenuto l’accesso all’Albo, esercita in maniera continuativa la professione, lavora stabilmente all’interno di una redazione e ha il dovere dell’esclusiva, cioè non può pubblicare per altre testate.
Per fare un esempio, se un giornalista lavora a Panorama, non potrà poi pubblicare per l’Espresso.
Al contrario, il pubblicista, svolge in maniera continuativa l’attività giornalistica retribuita pur lavorando in altri ambiti.
Ad esempio, un medico che ha pubblicato numerosi saggi può chiedere l’iscrizione all’albo dei pubblicisti pur continuando ad esercitare la sua professione di medico.
Per richiedere l’iscrizione all’albo dei pubblicisti basta semplicemente presentare gli articoli scritti e la documentazione dell’avvenuto pagamento.
A chi ci si può rivolgere per avere delle informazioni corrette su come intraprendere il mestiere di giornalista?
Per chiunque voglia richiedere delle informazioni aggiornate e corrette, il consiglio è quello di rivolgersi all’Ordine dei Giornalisti.
L’Ordine è diviso in Ordine Nazionale e Regionale e ha il compito di tutelare e regolamentare gli iscritti agli Albi professionali, oltre che, ovviamente, fornire le indicazioni per gli aspiranti giornalisti.
Quali sono i rischi che corrono i giovani che si avvicinano alla carriera giornalistica?
Non ci sono dei veri e propri rischi, certamente se si vuole cominciare l’attività professionale, è necessario rivolgersi a realtà editoriali serie, che possano fornire delle garanzie sul tipo di lavoro svolto. La palude contemporanea è piena di specchietti per le allodole, di situazioni che non portano a una vera professionalizzazione. È necessario stare molto attenti.
L’altro grande problema dei giovani che si avvicinano al giornalismo è che molti non hanno una chiara idea né del perché desiderano diventare giornalisti, né del tipo di sfide che si troveranno ad affrontare.
Ogni giorno può rivelare a un giornalista nuove sorprese, e bisogna avere molta costanza e molta umiltà per riuscire ad affrontarle.
Molti ragazzi credono che basti saper scrivere bene per fare questo mestiere, ma non è così.
Bisogna imparare per esempio a saper riconoscere una notizia, e soprattutto si deve apprendere a porgerla al lettore.
Quali sono gli errori più comuni tra i giovani giornalisti e gli aspiranti tali?
Il giornalismo oggi è altamente spettacolarizzato, per cui capita assai spesso che il giornalista tenda a mettere in risalto se stesso piuttosto che la notizia che sta presentando, e questo accade sia nel giornalismo televisivo come una forma di eccessivo presenzialismo, sia in quello della stampa come una forma di grafomania narcisistica.
Tutto questo è assolutamente sbagliato. Il giornalista deve in qualche modo annullarsi, lasciare spazio alla notizia, farne il soggetto senza cavalcarla, come invece fanno molti.
La prima cosa che deve perseguire un giornalista è l’obiettività, deve quindi cercare di raccontare il fatto nel modo più immediato possibile, evitando di rielaborarlo e soprattutto, sottraendosi al tranello dell’interpretazione.
Il giornalista deve acquisire la consapevolezza di essere colui che ha il dovere di informare e si deve fare garante verso il lettore o lo spettatore della verità.
Inoltre spesso il giornalista ha il còmpito di scegliere quali notizie o quale aspetto della notizia mettere in luce e di queste scelte deve poi essere responsabile.
Bisogna aggiungere che la dovizia di informazioni che caratterizza la società contemporanea, non aiuta certamente i giornalisti, che devono reinventare in continuazione il modo di raccontare, ma quella telematica può essere soprattutto per la carta stampata, una sfida come lo sono state quella della radio prima e della televisione poi.
Colui che vuole intraprendere questa professione non deve solo raccontare, deve fornire al lettore i mezzi necessari per la comprensione della realtà.
(Pubblicato sul numero 25, Dicembre-Marzo 2005 della rivista Orizzonti, proprietà intellettuale Flavia Weisghizzi)