VALENTINA E LE ALTRE
Incontro con Guido Crepax
Era un bollente 31 luglio 2003 quando, nella sua Milano, a 70 anni, moriva Guido Crepax, e con lui ci abbandonava una delle penne più prolifiche e sofisticate che il fumetto italiano abbia avuto negli ultimi 50 anni.
Milo Manara, suo amico e compagno d’avventura, ha detto più di una volta che Crepax è stato fondamentale nello sdoganamento del fumetto erotico che tramite lui ha raggiunto anche un pubblico di intellettuali, e il nome di Crepax, nell’immaginario collettivo è strettamente correlato al fumetto erotico. Ma Crepax, il bambino che fin da piccolo ritagliava le figurine dei giornali, Crepax, il feticista, Crepax, ossessionato dai dettagli, non è un pornografo, è un cantore della linea.
Crepax nasce come grafico e illustratore mentre studia architettura nella sua Milano, che abbandonerà solo durante il periodo della guerra, realizzando manifesti pubblicitari e copertine di libri e di dischi (tra cui quelli dedicati a Gerry Mulligan, Charlie Parker o Louis Armstrong).
Ma nei primi anni ’60, gli amici Ranieri Carano e Giovanni Gandini lavorano al progetto di una rivista a fumetti che esce in edicola nell’aprile del 1965 e si intitola "Linus", in omaggio ai Peanuts di Schultz, che compaiono all’interno della rivista milanese e anzi, ne costituiranno negli anni a venire il pilastro portante, e questa è l’occasione che Crepax coglie per tentare la strada del fumetto, forma espressiva che lo aveva sempre affascinato. Nel secondo numero di questa rivista, l’autore milanese propone la storia di un critico d’arte, Philip Rembrandt, alias Neutron, critico d'arte e investigatore dilettante, dotato di potenti poteri medianici, e fidanzato con una fotografa, Valentina Rosselli, dal caschetto nero e dalle androgine forme dell’attrice del muto Louise Brooks.
Dal terzo numero in cui Valentina appare, il carisma di questa donna di carta attira al punto l’attenzione dei lettori da scalzare completamente il personaggio di Rembrandt, relegandolo lentamente da (scomodo) comprimario a figura sempre più marginale, pur se, almeno nei primi tempi, la staffetta tra i due rappresentava anche la doppia anima del disegnatore, da una parte l’universo onirico e erotico, dall’altra quello fantastico e avventuroso.
Oggi Neutron è conosciuto solo a chi legga con pazienza e attenzione le storie di Valentina, per l’occhio profano la creatura di Crepax è lei, Valentina Rosselli, nata in via De Amicis,42 a Milano il 25 dicembre 1942, per tutti, Valentina.
Valentina non è certamente la prima donna ad aver calcato le pagine di un fumetto, ma ci sono in lei alcuni aspetti che la differenziano da tutti i personaggi precedenti. Valentina non è un angelo edificante, non tiene affatto al mantenimento dell’ordine del mondo, è estranea a moralismi e ipocrisia. Non si presenta come una massaia, non rappresenta l’eterna fidanzata: incarna invecel’emancipazione femminile e la rivoluzione sessuale, non è vittima, ma seduttrice avventurosa.
Longilinea e lunare, come tutte le eroine che di lei sono cloni, Bianca e Anita in primis, Valentina è un essere indecifrabile e sfuggente: più che una donna, Valentina è una metafora, l’allegoria di un bisogno.
Anche se ho riprodotto staffili, catene, borchie e legamidi ogni genere, anche se ho riprodotto nelle mie tavole le più audaci perversioni erotiche, detesto la violenza, la mancanza di rispetto verso se stessi e gli altri, qualunque forma di sopraffazione. Gli oltraggi subiti dalle mie povere ragazze in amore – Valentina come Bianca, Anita come Justine, Emanuelle come Madam O – sono solo esercizi visionari, immaginarie follie trasposte sulla carta, deliri regolati da meccanismi puramente cerebrali.
Il mio erotismo è all’insegna dell’indugio, è fatto di dettagli, non di situazioni; per me l’erotismo è mania, voyeurismo, feticismo; è sofferenza, struggimento, consunzione.
Credo di essere in fondo un narratore malinconico; credo di aver capito quanto sono illusorie le passioni e quanto è vana la ricerca del piacere.
Eppure so che il desiderio è ubiquo, immortale, e può nascere e rinascere in qualunque momento.
Nelle sue avventure erotico-oniriche, Valentina incarna un desiderio, il desiderio d’amore che nasce dalla solitudine e dalla privazione, ma, contemporaneamente, rappresenta o ha rappresentato, per la generazione del Sessantotto, la grande avventura all’interno di se stessi, la scoperta di un io dalle pulsioni contrastanti (luce-ombra, sogno-realtà, perbenismo-erotismo) e frammentanti.
Valentina attraversa il suo mondo di suggestioni attraverso uno stile che destruttura e reinventa la sintassi grafica e la narrativa tradizionale: le immagini prive di gravità di Guido Crepax, le cui pagine hanno perso la funzione descrittiva, sono del tutto frantumate e scomposte in inquadrature parziali che corrispondono ai fotogrammi di una pellicola, in funzione di una raffigurazione evocativa e onirica.
Crepax introduce infatti un nuovo concetto di figurazione, nella disposizione spaziale delle vignette, dei baloon, dei corpi. Mentre la maggior parte degli autori tende alla sintesi, Crepax opta invece per l’analisi della tavola, egli cioè fraziona l’inquadratura in tante piccole parti, che ricompone poi liberamente in un mosaico frammentario e spesso caotico.
Quello che ottiene è in coinvolgimento attivo del lettore, che deve ricostruire i processi connettivi delle tavole, che, in qualche modo, si sente partecipe della narrazione.
Ma la frammentazione operata da Crepax non coinvolge soltanto lo spazio narrativo, ma anche quello descrittivo: non è raro infatti che l’autore “dissezioni” i corpi in entità più piccole - un seno, una bocca, un occhio – che vengono estrapolati dal contesto, assolutizzati e presentati all’attenzione del lettore attraverso riquadri che li circoscrivono e mercificano.
La mercificazione è duplice: da una parte è quella che inerisce la sfera del sentimento e in qualche modo, della scoperta di una sensualità che può essere talvolta anche brutale e inaccettata, dall’altra è quella che coinvolge la fisicità e le masse. Crepax utilizza tutte le sue conoscenze teoriche per stravolgere l’anatomia costruendo un nuovo rapporto tra parola e immagine, in cui la scrittura stessa si fa figura, in quella che Omar Calabrese ha definito la ricerca di un’estetica del mostruoso.
Probabilmente, se si confrontasse l’erotismo ironico e giocoso della linea chiara di Manara, la sue forme tonde e generose con la durezza dei corpi di Crepax, risulterebbe evidente che l’erotismo di Crepax è conchiuso in uno spazio mentale: le figure di Crepax si allungano a dismisura sulla pagina, si contorcono, si sfilacciano, spesso sono marcatamente sgraziate, riproducono, così come le pagine in cui vivono, uno schema ossessivamente geometrico.
Valentina è ossuta e spigolosa, si dilata in uno spazio che è iperrealistico e surreale, giace sulla carta come alcune figure di de Kooning, come la Judith di Klimt.
Se dall’estetica della Body Art Crepax ha ereditato il concetto del riscatto del corpo umano in termini di esperienza estetica, della maestri della Secessione Viennese e da Klimt in particolare ha veicolato il contrasto tra la schematicità della figura umana che più che descritta è abbozzata e la minuzia del particolare, il gusto un po’ Biedermeier per la decorazione.
“Crepax è un ordinatore, un classificatore, un collezionista dell’erotismo, come tutti i grandi feticisti. Del feticista Crepax ha l’impulso maniacale a ripetere, l’istinto della serie. E infatti i suoi disegni non sono che infinite varianti di un unico motivo ripetuto fino all’ossessione” (Massimo Fini).
Il feticismo considerato come amore per le minuzie, per i dettagli, per l’architettura delle cose, che vengono ripetute in uno schema costante eppure costantemente diverso attraverso prospettivee inquadrature, è così rilevante da essere considerato da Crepax stesso come parte integrante della sua poetica.
Nel suo tentativo di riscrittura delle storie, nella sua spirale di ripetizione, come in un eterno pastiche, Crepax trafuga pezzi di luoghi narrativi dal cinema o dalla letteratura e li fa propri.
Ecco quindi che a partire dagli anni ’80, si confronta con la raffigurazione dei classici, da Edgar Allan Poe di cui illustra La lettera rubata, al Dr. Jekyll & Mr. Hyde di Stevenson, passando per l’ Histoire d’O di Reage e l’ Emmanuelle di Arsan, ad arrivare a Giro di vite tratto dal racconto di Henry James. Magistrale è poi la sua interpretazione del Dracula di Bram Stoker, che pubblicò sull’oramai celebre Corto Maltese, la rivista nella quale convivevano anche Pratt, Manara e Pazienza, nella quale, memore dell’insegnamento di Battaglia e suggestionato dalle atmosfere cupe e gotiche del romanzo, rende il suo stile ancor più sottile e aristocratico.
Il potenziale narrativo che Crepax affida al disegno tout-court, privo perciò di dialoghi e didascalie, è così evocativo che riesce ad attraversare questi testi, provocatori e provocanti o orridi e inquietanti, caricandosi di una linea lirica e raffinatissima; eppure, anche nel momento in cui racconta gli aspetti più pruriginosi e voluttuosi dell’immaginario erotico, Crepax non riesce ad essere gioioso e leggero.
Crepax non sorride mai. Fumettista puro e non solo illustratore, come forse solo Pratt è stato, Crepax penetra come una lama le perversioni e le alienazioni della società contemporanea ma non riesce mai a fornire al lettore quella carica ironica e autoironica che, in qualche modo, potrebbe costituire un argine al dilagare dell’orrore; è, e rimane un narratore impassibile ed esterno e in qualche modo crudele.
Valentina è il simbolo della femminilità al potere, della scoperta dell’autoerotismo al femminile, dell’aspetto più nietschianamente dionisiaco dell’amore, quello fatto di grande anarchia interiore, di abbandono senza riserve, di voluttà aliena a ogni norma: eppure talvolta, in queste deformazioni di corpi e storie, in questo frammentarsi di tavole e segni, in questo concentrarsi sui particolari tralasciando la vista d’insieme, sembra quasi sia possibile scorgere una sensualità non risolta, angosciosa e cupa, che combatte per emergere e raggiungere un equilibrio tra la linea d’ombra della china e la solare fisicità del quotidiano.
Nel 1995, all’età di 53 anni, Valentina esce di scena, prima di essere scalzata dalla carica di Lolite e dive bambine che di lì a poco avrebbero invaso il piccolo e il grande schermo.
Eppure, con la sua algida grazia, con il suo costumato perbenismoe la sua dissacrante passionalità, con il suo essere schiava e padrona, continua a lasciare inquieti, nella pagina più che in ogni volto che ha tentato di impersonarla, ed ad affascinare, forse, prima di tutti Crepax, che l’ha amata tanto.
(Pubblicato sul numero 24, Agosto-Novembre 2004 della rivista Orizzonti, proprietà intellettuale Flavia Weisghizzi)
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