QUANTE MUCCHE VALI?

(Paradosso meta-faceto su un corso di italiano per rifugiati politici e richiedenti asilo)

 

Angelo, eroina, strega, santa, martire, ribelle, madre, figlia, casta, puttana, casalinga, lavoratrice, no, mucca non ce l’abbiamo.

E’sicuro?

No, guardi, mucca non ce l’abbiamo.

(Da Wallendream X, Cronache di frontiera)

 

Tanto tempo fa, come si diceva una volta, quando i racconti delle nonne ancora allietavano il sonno dei bambini, alla sera, c’era una volta, insomma, in cuila terra era popolata da donne-angelo ed eroine, che combattevano con la purezza del loro sguardo o la possenza della loro spada per salvare il proprio amato e condurlo dinanzi alla vista del Sublime.

Qualche anno dopo, la stessa Beatrice o Camilla, l’angelo e la guerriera, sbarazzatesi delle ali, della spada e di un metro buono di gonna, hanno preso il mondo e se lo sono messo in tasca, strada per strada.

Dopo poco più di quarant’anni dalla rivoluzione delle nuove streghe, ecco apparire un nuovo modello, di recente importazione, stracollaudatissimo nei paesi d’origine, garantito a vita: la donna-mucca.

Il modello mucca è disponibile in due versioni: matrimoniale e pronta-consegna.

Ovviamente le due versioni non sono interscambiabili biunivocamente: dal modello matrimoniale si può passare a quello in pronta consegna (per uso esclusivo del proprietario), al contrario, è praticamente impensabile che un modello “pronta consegna” possa divenire, tranne in casi eccezionali, un modello matrimoniale, benché le caratteristiche estetiche e funzionali siano le stesse.

Il pagamento, ovviamente solo per quel che riguarda il modello matrimoniale, avviene in mucche, o, alternativamente, in cammelli.

Il modello minigonna, solitamente tende a non individuare nel modello mucca-matrimoniale un grande antagonista, anche perché i mercati sono tendenzialmente molto diversi: il modello minigonna è solito infatti avere una grandissima influenza su tutte le fasi dell’operazione di compravendita, a differenza del modello mucca-matrimoniale che invece, spesso, non viene neppure interpellato. Ma ultimamente, anche per opera del mercato globale, capita che,a volte, un acquirente del tipico modello-mucca matrimoniale incontri, per caso, magari in un’aula di un corso di lingua, un modello minigonna. Per chi è usualmente abituato a trattare solo con i modelli mucca, la reazione, dopo un iniziale spaesamento, è spesso di accettare il modello minigonna come peculiare del folklore locale. A volte, però ciò sarà reso possibile solo da una forte opera di convincimento da parte del modello minigonna, che scenderà al compromesso del modello pantaloni-maglione-a-collo-alto affinché l’alunno concentri la sua attenzione sulla sua voce anziché sulle sue grazie e transeat sul fatto che un modello-femmina rivesta un grado sociale più importante del suo, estromettendosi, in questo modo, dal mercato.

Ma a volte, e purtroppo non proprio di rado, accade che nell’acquirente tipo che apparentemente ha accettato il modello minigonna, si risvegli dolorosamente la necessità di imporre il suo modello standard, e tenti di trasformare il modello minigonna, che tanto ha fatto per diventare tale, in un modello pronta consegna o addirittura matrimoniale. I risvolti di questa operazione sono talvolta assai problematici, a volti veri e propri affari di stato, specialmente se il modello minigonna, nonostante tutto, si oppone alla trasformazione in modello mucca matrimoniale.

Ma la domanda che sorge spontanea è: il modello minigonna, che tanto ha sudato, nella sua storia, per raggiungere tale status, non ha forse il diritto di nascita di rimanere tale, se lo vuole? E’ giusto, pur rispettando le abitudini e la sensibilità del modello-maschio che ha di fronte, che il modello-minigonna si debba sentire obbligato ad assumere l’estetica del modello pantaloni-maglione-a-collo-alto per poter essere accettato?

Ora, è vero che non basta raccontare a un adulto una storia da bambino perché lui la senta come parte della sua infanzia, e non è neppure giusto, chissà quante storie ha, da raccontare, lui, di suo, ma forse chi siede in un desco straniero e ospitale, per quanto di sapore diverso possa essere il cibo, potrebbe forse sorridere e ringraziare.

Io, comunque, valgo tre mucche.

 

(Proprietà letteraria Flavia Weisghizzi)

 

Commenti

Commento di: Flavia

Cara Alessia,

non credo assolutamente che quello che dici sia offensivo o semplicistico. Al contrario io credo che il tuo discorso sia alla base di una reciproca accettazione. Sono convinta che la vita di una persona debba essere divisa in momneti pubblici e momenti privati: se nel privato possiamo fare sostanzialmente quello che vogliamo, nell'ambito dle pubblico, e con questo intendo nei normali rapporti con gli altri, è necessario adeguarsi u una serie di norme di reciproco rispetto.
Il vero problema, secondo me, è che ci sono persone che reputano non solo di essere depositari di una legge divina, ma che questa legge sia superiore persino a quello dello Stato, alla quale tutti devono adeguarsi.
Dove finisce il rispetto reciproco se non demandimo allo stato laico di stabilire delle regole universali?

Commento di: Flavia

La cultura è qualcosa di personale, può essere una grande fonte di reciproco arricchimento, ma il problema qui non è solo della diversità, ma è la vessata quaestio della superiorità.
Chi ha ragione, chi vuole combattere per essere libero o chi pretende di imporre le leggi del paese dal quale è fuggito?
Se vieni in Italia, o dove ti pare perchè ami mangiare con forchetta e coltello, per quale motivo anzichè adeguarti alle abitudini del Paese che tu hai scelto come base per una nuova vita pretendi di usae le bacchette?
Io non giudico nessuno per i suoi Natali, ma dalle scelte che quotidianamente compie.

Commento di: Alessia

Cara Flavia,

hai sottolineato un aspetto che ritengo sia particolarmente importante. Io credo che, indipendentemente dall'individuo, dalla motivazione e dallo Stato in questione, nel momento in cui si mette piede in un paese diverso dal proprio, se ne debbano accettare e rispettare la legge e la cultura, senza naturalmente cancellare il proprio bagaglio culturale, che comunque fa parte di noi e ci caratterizza come individui. E', in un certo senso, un modo per "contraccambiare" l'ospitalità e l'accoglienza e per far sì che si venga percepiti come nuovi componenti della popolazione, seppur "diversi", e non come degli intrusi. E la nostra "diversità" non sarà guardata con sospetto, ma, magari, diventerà motivo di scambio e di arricchimento per tutti.
La mia è una riflessione e spero che non risulti offensiva o semplicistica, essendo ben consapevole della complessità dell'argomento.
Per quanto riguarda l'essere accettata come donna, sperimento tutti i giorni nel lavoro la difficoltà ad essere trattata con considerazione dai colleghi uomini, i quali, per la maggior parte, non riescono proprio ad accettarti come loro pari (o addirittura superiore!).

Commento di: Flavia

In ogni caso mi piacerebbe che questa pagina fosse lo spunto per un dibattito.

Commento di: Flavia

Cara Alessia,

hai colto il nocciolo della questione. Se già è difficile per le donne essere accettate dagli uomini (e ti invito su questo a leggere l'articolo sul canone femminile)il vero problema in questo caso è che in certi contesti le donne non hanno proprio libertà di considerarsi individui.
Il dilemma, come donna occidentale del 2006, secondo me è se sia più corretto rispondere alla violenza di certi comportamenti con altrettanta violenza o con l'indifferenza, sperando che prima o poi lo stato di fatto riesca a far comprendere ed ad accettare proprio quel bagaglio di diversità di cui tu parlavi.
Purtroppo, ed è cronaca di questi giorni, ed il caso di Hina è esemplificativo, sembra che l'indifferenza porti soltanto ad una aggressione più forte e che l'unica risposta possibile sia trincerarsi fermamente dietro le proprie conquiste sociali.
Forse dovrebbe essere richiesto un maggior intervento dello Stato, come ad esempio in Francia, non per impedire a chi lascia una situazione di emarginazione di essere aiutato, ma per evitare che ci siano casi in cui la legge di provenienza divenga più forte di quella dello Stato in cui si arriva.

Commento di: Alessia

La domanda ancor più spontanea, e allo stesso tempo dolorosa, è: perchè deve essere sempre il modello minigonna a rispettare abitudini e sensibilità altrui scendendo a compromessi e mai il viceversa?
Sono pessimista, lo so, ma non credo che sarà mai possibile essere accettate con tutto il nostro bagaglio di diversità.
Il mio valore è comunque stato stimato in 5 cammelli, perchè un po' secchetta..... c'è da sentirsi davvero lusingate....